Tutta la pratica yoga è ricerca di armonia, della giusta via di mezzo tra due polarità. Gli opposti convivono nella vita quotidiana e dentro di noi agendo a vari livelli: nell’alternanza d’inspirazione ed espirazione, di tensione e rilassamento, nelle facoltà razionali della mente e in quelle creative, nella necessità di affermare noi stessi e nella capacità di empatia, nel saper dare e nel saper ricevere, nel proporre e nell’ascoltare… una condizione che può generare profonde lacerazioni interiori, disagio e sofferenza. Nel mondo occidentale tendiamo a considerare ogni aspetto della vita come se fossimo ad un bivio, davanti a due strade e due direzioni completamente opposte… una dicotomia che ha radici profonde. Vediamo il mondo in “bianco o nero”, come se tutto fosse dominato da opposti in totale contrapposizione tra loro. Ma è davvero così? La vita si snoda attraverso continue serie di scelte? Freddo e caldo, destra e sinistra, maschile e femminile… l’intero Universo è permeato da queste energie contrapposte, ma che fluiscono in interazione, compensazione ed equilibrio. Il proposito dello yoga è quello di attenuare questi contrasti per orientarsi verso l’unità, la stabilità, l’equilibrio, l’armonia. L’Hatha Yoga, cioè l’unione di Sole (Ha) e Luna (Tha) è un percorso per realizzare questa integrazione, un percorso esperienziale, vissuto e sentito col corpo, per risvegliare, equilibrare dentro di sé queste due polarità, armonizzare il Sole e la Luna. Questi due elementi rappresentano i due simboli universali di conoscenza: il Sole ci permette di vedere e apprendere durante il giorno, la Luna ci illumina e guida nelle tenebre. Non solo, sono anche i simboli della forza maschile e femminile, dell’azione e della passività, dell’estroversione e dell’introversione… di tutti gli opposti attraverso cui la vita si manifesta.

Nella Bhagavad Gita si legge:

«Lo Yoga, oh Aryuna, non è per chi mangia troppo né per chi non mangia affatto, né per chi ha l’abitudine di dormire troppo o per chi (al contrario) rimane (sempre) sveglio». (VI, 16). Lo Yoga appare come un appassionato invito al buon senso, al di là di ogni forma di fanatismo, e rappresenta un percorso di “saggezza”, di quella sana via di mezzo che è l’equilibrio. Nella pratica di Asana il concetto di equilibrio viene ancora di più evidenz corpo e della mente.

Nello Hatha Yoga Pradipika, infatti, è scritto:

«L’asana forma il primo elemento dell’Hatha Yoga ed è per questo descritto dall’inizio. Esso ha per risultato la fermezza della posizione, la salute e la leggerezza fisica». La fermezza della posizione è espressione di stabilità del corpo e della mente.

Negli Yoga Sutra, Patanjali afferma che «La postura deve essere stabile e confortevole» (II, 46). Queste due condizioni devono procedere insieme affinché un’asana sia al contempo stato di forza e agio. Sarà allora, come spiegano i due successivi sutra, che attraverso l’asana ci troveremo in una particolare condizione in cui non saremo più afflitti dalle coppie degli opposti che caratterizzano il nostro quotidiano, ma realizzeremo uno stato di equilibrio e felicità.

Equilibrio dunque non solo fisico ma psichico, ottenuto tramite concentrazione, presenza, ascolto… Sviluppare equilibrio può voler dire affrontare un percorso di conoscenza del proprio modo di muoversi nel mondo che può essere portato avanti per tutta la vita, sperimentando sempre nuovi modi per sfidare se stessi, le proprie abilità, il proprio essere. Una ricerca continua per accrescere il mondo interno ed esterno a sé per prendere in considerazione e esaminare le proprie reazioni di fronte alle differenti situazioni che portano a non essere armonici e spesso in conflitto con se stessi e gli altri. Si traccia in questo modo un percorso verso lo sviluppo di quella che viene definita equanimità, sapientemente descritta nella Bhagavad Gita. Krishna indica ad Arjuna, l’eroe del poema epico, l’importanza di un atteggiamento di equanimità, in base al quale non si ragioni più in termini dualistici: vita/morte, successo/fallimento, piacere/dolore,… e dove l’individuo possieda la capacità di rimanere imparziale nel giudicare gli accadimenti della vita, un osservatore distaccato dagli eventi, senza per questo essere un personaggio passivo. Questo stato d’animo completamente avulso da ogni riferimento alla dualità e alle contrapposizioni, viene definito nella Gita, Yoga (Karma Yoga, Jnana Yoga e Samnyasa Yoga, tre percorsi di diversa natura, ma che conducono allo stesso fine: la realizzazione del sé) (2,48).

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