Lo “spintaneo” utilizzo del digitale nelle nostre discipline ci ha fatto conoscere una nuova via alla pratica. Percorriamola con fiducia e creatività. 

Ho sempre avuto perplessità verso i corsi online ed ero molto scettica. L’ emergenza sanitaria e l’impossibilità di lavorare in presenza mi ha portato a riconsiderare. L’on line ci ha permesso non solo di continuare utilmente a praticare le discipline preferite e di tenersi in forma, ma anche di mantenere o creare un contatto umano tra i partecipanti. Nelle discipline “body and mind”, la componente umana e psicologica è inscindibile dalla pratica in sé, è altrettanto importante sentirsi parte di una comunità seppur anche solo attraverso uno schermo parlante.

Nel corso di questi ultimi mesi, con mia grande sorpresa, l’espressione ‘piuttosto che niente’ rivolta a questo metodo risulta del tutto inadeguata, perché ingenerosa. Più che la necessità di preservare i rapporti, è apparso come alcuni legami, messi fisicamente alla prova dalla separazione, ne escano rafforzati: diventare più tenaci, oppure soccombere, come l’erba che sbuca attraverso la colata di asfalto.

È vero lo yoga, il pilates… attraverso uno schermo possono non essere esattamente la stessa cosa, ma questo stato, così come può indurre a maggiore superficialità, può anche spronare ad andare direttamente al sodo, alla sostanza. Pensavo che i mezzi digitali funzionassero molto bene per mostrare come eseguire una procedura, meno bene per far passare ciò che sta oltre le parole. Eppure mi sono sorpresa scoprendo che l’essenziale, ciò che importa veramente, passa comunque. Non per qualche dote straordinaria del mezzo, ma per la ben più straordinaria affinità tra coloro che stanno ai due capi della connessione, affinità che non può veramente essere isolata o soppressa da alcuna barriera. A volte bastano pochi cenni e ciò che manca nella comunicazione si colma improvvisamente. Spesso, in queste discipline, viene evocato un mondo ideale popolato da esseri tutti d’un pezzo. L’isolamento che abbiamo vissuto non è stato la scelta consapevole dell’asceta che si allontana volontariamente dal mondo, il “mondo” non è mai stato così vicino, non ha mai fatto sentire la sua voce nel chiedere il conto, nello sbaragliare le illusioni di poter tenere sotto controllo ogni cosa e situazione, di prevedere, di programmare. 

Sono convinta che questo nuovo modo di incontrarci resterà comodo ed indipendente, creandosi lo spazio che merita.

Abbiamo dunque scoperto il fuoco. Ora utilizziamolo sapientemente.

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