Corpo e ConsapevolezzaRetrazione e protrazione della scapola: perché non sono la stessa cosa di adduzione e abduzione

Retrazione e protrazione della scapola: perché non sono la stessa cosa di adduzione e abduzione

Se le scapole si avvicinano, qualcuno parla di adduzione, qualcun altro di retrazione. Se si allontanano, si dice abduzione o protrazione.

Ma questi termini descrivono davvero lo stesso fenomeno?

La risposta è: non esattamente. La scapola è uno degli elementi più mobili dell’apparato locomotore: non è direttamente articolata con la gabbia toracica attraverso una vera articolazione sinoviale, ma scivola sulla sua superficie grazie all’azione coordinata di muscoli, fasce e clavicola. Questa particolare organizzazione la rende capace di accompagnare praticamente ogni movimento dell’arto superiore. Proprio per questo, descriverne i movimenti richiede una terminologia precisa.

Primo caso: è il torace che si muove

Prova la classica mobilizzazione della colonna vertebrale gatto-mucca. Durante la posizione della mucca, quando estendi la colonna toracica e apri il petto, le scapole tendono naturalmente ad avvicinarsi tra loro. Nel gatto, flettendo la colonna e arrotondando il dorso, le scapole si allontanano spontaneamente.

In questo caso non stai cercando di muovere direttamente le scapole: è il movimento della colonna vertebrale che modifica la forma della gabbia toracica e, di conseguenza, la posizione delle scapole. Queste si adattano al cambiamento, avvicinandosi durante l’estensione e allontanandosi durante la flessione.

Se osserviamo soltanto il risultato finale, possiamo dire che le scapole si sono avvicinate o allontanate. In realtà, il cambiamento è stato determinato principalmente dal movimento della colonna toracica. È la gabbia toracica a cambiare forma e orientamento, mentre le scapole si adattano continuamente alla sua superficie.

Illustrazione anatomica della scapola che mostra retrazione e protrazione nel cingolo scapolare

Secondo caso: è la scapola che si muove

Prova ora in posizione di plank. Mantieni stabile il tronco, senza modificare la posizione della colonna vertebrale e senza piegare i gomiti, lascia che le scapole scivolino in retrazione, avvicinando leggermente il torace al pavimento. Poi spingi il pavimento lontano da te, lasciando che le scapole scivolino in protrazione. Il tronco rimane stabile: il movimento nasce quasi esclusivamente dalle scapole.

In questo caso il movimento nasce principalmente dallo scorrimento delle scapole sulla parete toracica. Ciò che cambia non è la forma della gabbia toracica, ma la posizione delle scapole rispetto ad essa, grazie all’azione coordinata dei muscoli del cingolo scapolare.

Questo richiede un controllo molto più preciso e una maggiore consapevolezza del movimento.

Persona in posizione gatto-mucca che mostra il movimento della colonna toracica e l'adattamento delle scapole

Allora qual è la differenza tra retrazione e adduzione?

La differenza non riguarda tanto la posizione finale delle scapole, quanto il modo in cui quel risultato viene ottenuto.

Autori come Blandine Calais-Germain descrivono prevalentemente questi movimenti come adduzione e abduzione, ponendo l’attenzione sulla posizione della scapola rispetto alla colonna vertebrale. Altri autori, come Donald Neumann, preferiscono i termini retrazione e protrazione, perché descrivono il comportamento della scapola come elemento mobile del complesso scapolo-toracico e il suo scorrimento sulla gabbia toracica.

Le due terminologie non sono in contraddizione: rappresentano due prospettive diverse di lettura dello stesso movimento.

La prima privilegia una descrizione del movimento rispetto alla linea mediana, mentre la seconda ne evidenzia la biomeccanica e lo scorrimento della scapola sulla parete toracica.

Donna in posizione plank che esegue retrazione e protrazione attiva delle scapole senza muovere la colonna

Perché il controllo scapolare è così importante?

La scapola rappresenta il punto di collegamento tra il tronco e l’arto superiore. Se il suo movimento è poco controllato, anche la spalla perde efficienza.

Una scapola che non riesce a scorrere correttamente può:

  • modificare il ritmo scapolo-omerale;
  • aumentare il carico sui muscoli del collo;
  • ridurre l’efficacia dei movimenti sopra la testa;
  • alterare la distribuzione delle forze lungo tutta la catena cinetica.

Per questo motivo, nelle discipline del movimento non si ricerca soltanto la forza, ma soprattutto la qualità del controllo. Muovere bene una scapola non significa semplicemente avvicinarla o allontanarla: significa permetterle di adattarsi continuamente ai movimenti del torace e dell’omero, mantenendo stabilità, mobilità ed efficienza.

Numerosi studi hanno evidenziato come un alterato controllo del movimento scapolare possa influenzare la funzione della spalla e dell’intera catena cinetica dell’arto superiore.

Perché questa distinzione cambia il modo di lavorare

Comprendere questa sottile differenza significa andare oltre il semplice nome di un movimento. Significa imparare a osservare il corpo con maggiore precisione, distinguendo il risultato dal processo che lo genera. In fondo, educare il movimento non significa soltanto arrivare in una posizione: significa imparare come il corpo ci arriva.

Ed è proprio in questo “come” che la biomeccanica incontra la consapevolezza. Il movimento non è soltanto una posizione da raggiungere, ma un processo da comprendere.

Nel Pilates c’è una grande attenzione all’organizzazione del cingolo scapolare e alla qualità del movimento. Le scapole sono considerate le connessioni superiori del centro (core): la loro stabilità e la loro mobilità influenzano il modo in cui le forze si trasmettono tra il tronco e gli arti superiori, contribuendo a rendere il movimento più efficiente, armonioso e controllato.

Per questo motivo, il lavoro sulle scapole non si limita al rinforzo muscolare, ma include l’educazione al controllo motorio e alla coordinazione. Una scapola che sa adattarsi in modo dinamico alle richieste del movimento favorisce una migliore integrazione tra stabilità e mobilità, permettendo al corpo di esprimere il gesto con maggiore fluidità, precisione ed economia di sforzo.